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LA DISSOLVENZA È PIÙ TERRIBILE DI UNA FINE.


Quindici settembre 1989: giorno, mese e anno di nascita di quattro ragazzini, che vivono nella cittadina di Narni, ventimila anime, sempre le solite, arroccate su un colle e su loro stesse. Massimo, Giorgio e Luca si conoscono da quando sono nati, Giada invece, è l'ultima a unirsi al gruppo, ma da subito è vista come quella "giusta". Più alta rispetto alla sua età, mora, capelli lunghi, bellissima, subito tutti e tre ne rimangono affascinati. I quattro ragazzi passano le loro ore nelle immense aule della scuola media della città umbra, fra compiti, bravate, scherzi e risate. Il pomeriggio amano sgattaiolare via per i monti, correre nei prati a perdifiato, urlare nel vento, fare il bagno nel ruscello, come tanti ragazzi della loro età. Un giorno decidono di siglare la loro amicizia con un patto: qualsiasi cosa accadrà, in qualsiasi posto o situazione, si dovranno riunire per aiutare chi si trova in difficoltà.
Roma, anno 2009. Giorgio è sommerso dai debiti e decide di chiamare uno ad uno i suoi compagni d'infanzia, per onorare quella promessa e quei tanti bei ricordi condivisi con gli altri tre. Si ritrovano e niente sembra cambiato, l'amicizia è ancora lì, un bagaglio d'amore inesauribile. Ma forse la realtà è un boccone troppo amaro, anche da condividere con quei tre compagni di vita che, nella miseria delle loro esistenze, nella insicurezza economica ed affettiva, trovano tuttavia il tempo e la voglia di esserci, ancora una volta: l'ultima. Ma la vita corre veloce; tre di loro si sono trasferiti nella capitale, solo Luca è rimasto a Narni, nei vicoli stretti e sempre identici, sotto l'ombra della fabbrica dell'elettrocarbonium che sfama tutto il paese. È l'unico che "tira a campare", come si ripete più volte nel corso della pellicola, solo perché si accontenta di quello che ha, chiudendo occhi e cuore all'amore (è l'unico non sposato o divorziato) e ad ogni sua forma. L'occasione della rimpatriata funge da linfa vitale per i quattro, che conducono una vita anonima e priva di interessi. Ma, poco dopo l'eccitazione dell'incontro, riaffiora quel senso di inadeguatezza e di incomunicabilità. I quattro ragazzi presentati nella pellicola del giovane regista Andrea Sbarretti, e prima, nel romanzo omonimo di Roberto Vallerignani da cui il film è tratto, sono individui vuoti, che inseguono una felicità assaporata solo in parte nella loro amicizia e che ora non riescono più a "tirare avanti". Soprattutto Giorgio, il personaggio indubbiamente più interessante visto anche il discusso e criticato epilogo, è una figura ben sfumata, asfittica, che concentra su di sé i classici tratti dell'eterno sconfitto, incapace com'è, di prendere le distanze da una vita che non gli appartiene. I quattro, uniti dal caso per essere nati lo stesso giorno, mese e anno, simulano un momento della loro infanzia passando una notte in tenda sui monti, in quella "Sella del vento", che un tempo era un luogo familiare e che ora risulta indifferente ai loro visi freddi e apatici. Il caso li ha uniti, ma la vita li ha divisi, in un incredibile e dolorosissimo volo verso il vuoto.
Pellicola suggestiva, soprattutto nella prima parte fatta di immagini rapide che delineano l'ambiente e abbozzano i contorni dei quattro personaggi, perde forza e ritmo nel proseguo, dovuta soprattutto alla inesperienza dei giovani attori, quasi tutti alla loro prima esperienza, che non sanno imprimere ai loro personaggi la sufficiente espressività da risultare almeno un poco credibili. Lo spessore, l'emozione che è pur presente nella storia con tematiche di assoluta importanza, non trova il suo necessario contraltare nel profilo psicologico appena accennato dei quattro giovani, che talvolta esprimono in modo confuso il loro sentire, anche nelle cose più semplici.

Ingrid Malossi - Mymovies.it